Le Cortigiane di Edo

Edo, l’odierna Tokyo

Edo, l’odierna Tokyo - Michela Donelli

In Giappone verso il XVII secolo, nella città di Edo l’odierna Tokyo, la nuova classe emergente di mercanti “chònin“, ceto sociale economicamente molto importante ma politicamente emarginato, creò un nuovo stile di vita bohemien basato su uno sfrenato edonismo. I piaceri della città iniziavano al calar del sole nel quartiere di Yoshiwara, letteralmente “campo delle canne”, da cui si usciva solo al mattino dopo, passando la notte mangiando, bevendo ed assistendo a spettacoli con musiche e danze. Questo quartiere era un luogo molto interessante a livello culturale in quanto i gestori e proprietari delle case d’appuntamento erano spesso persone di cultura capaci di creare ambienti aperti a incontri tra scrittori, artisti e poeti. Attrazione centrale di questi ambienti erano le cortigiane di alto rango, capaci di elevati rapporti intellettuali ma non facili da conquistare.

© Michela Donelli

Cortigiane e geishe

Ci fu un tempo in cui la fama delle cortigiane di Edo, spesso inaccessibili a molti, divenne conosciuta in tutto il paese; queste elegantissime donne svilupparono un proprio stile che fece tendenza nella moda dell’epoca e che interessò molto gli artisti ukiyo-e che le raffigurarono nelle loro opere definendole “i nostri fiori più belli” e come i fiori, le donne di piacere sbocciavano e svanivano presto. In questo periodo ogni aspetto della vita delle cortigiane fu fermato nelle stampe di questi artisti, cercando di racchiudere una visione universale della grazia e della bellezza femminile. La figura della cortigiana è storicamente precedente a quella della geisha; quest’ultima figura, appare al declino del quartiere di Yoshiwara e cioè verso gli anni settanta e ottanta del settecento. La geisha, intrattenitrice professionista, cantante danzatrice e suonatrice di shamisen, emanava una bellezza fatta di garbo e distinzione un po’ sottotono, con un viso dipinto di bianco per farlo risaltare alla luce delle candele; molto richiesta nei banchetti e ricevimenti per la sua professionalità e specializzazione artistica questa donna-artista finisce per soppiantare la figura della cortigiana, che aveva una connotazione sicuramente più carnale.

Cortigiane e geishe - Michela Donelli

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Ukiyo-e

Da questo mondo sociale nasce la definizione di ukiyo-e, un termine giapponese già conosciuto ma che in questo periodo assume nuovi significati. Composto da uku = fluttuante e yo= mondo, tale termine in questo secolo rappresenta uno stile di vita che descrive un mondo di divertimenti, di sensualità, di continui ondeggiamenti, di emozioni, desideri e passioni. L’arte di questo periodo è l’arte delle stampe popolari spesso ispirate a molti soggetti tra cui i ritratti di cortigiane che si distinguevano per bellezza ed abilità in questi quartieri riservati al piacere. Uno scrittore giapponese così definì questa filosofìa di vita: “ vivere solo il momento, concentrare tutta l’attenzione sul piacere che provocano la luna, la neve, i boccìoli di ciliegio e le foglie di acero; cantare canzoni, bere vino, dedicarsi solo al divertimento; non curarsi affatto della miseria che ci fissa dritta negli occhi, tenere lontano da sé ogni genere di cose tristi, lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume, come un recipiente che galleggia nell’acqua: ecco ciò che noi definiamo mondo fluttuante… “.

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Ukiyo-e - Michela Donelli

Le mie cortigiane

Le mie cortigiane - Michela Donelli

Con queste mie reinterpretazioni ho voluto celebrare la grazia femminile riconducendola ad una raffinatezza ed a un fascino che penso che ogni donna abbia dentro di sé. Di queste antiche figure mi ha colpito la loro eleganza ed una seduzione fatta di sguardi, gesti e costumi che lasciano intravedere poco il corpo ma creano molto mistero. Queste donne, che quasi mai hanno scelto di essere cortigiane, imprigionate nella mentalità del loro tempo, hanno comunque cercato di riscattarsi con le loro arti diventando modelli estetici irraggiungibili e icone del loro periodo storico. Sono state molto celebrate dai pittori dell’epoca che le hanno ritratte e sono arrivate fino a noi intatte nella loro magica bellezza. Riproponendo queste cortigiane, più moderne di quelle di un tempo, è come aver dato loro la possibilità di vivere una nuova vita, finalmente libere per sé stesse e non solo per soddisfare altri.

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