Il preparatore dei portieri e “scopritore” di Buffon racconta la sua esperienza in Giappone.

Tratto dall’articolo redatto da Maria Caterina Viscomi – 23 marzo 2014, Parma - Tra i tanti italiani che negli ultimi tempi hanno deciso di lasciare l’Italia per intraprendere un’avventura all’estero c’è anche lui, Ermes Fulgoni. La sua, però, non è la solita fuga di chi non trova lavoro o non si sente apprezzato nel proprio Paese: sì, perché Ermes ha avuto modo di dare il suo contributo all’Italia e di questo gli saranno sempre grati gli amanti del calcio.

Tra un aneddoto e l’altro su lingua, cibo e bacchette, Ermes ha risposto ad una breve intervista fatta da un altro parmigiano, Alessandro Rosati, per la nostra testata, nella quale racconta la sua esperienza di italiano all’estero, passando ovviamente dal calcio che lo ha reso un’eccellenza parmigiana nel mondo. Non mancano i giudizi sui portieri del futuro: chissà che la sua “benedizione” non porti fortuna anche a loro.

 

Di seguito l’intervista.

Lo vedi in campo ad allenare i suoi allievi con l’entusiasmo di quando, diversi anni fa, allenava Gigi Buffon. E lui, Ermes Fulgoni, di esperienza maturata quale preparatore dei portieri ne ha davvero tanta. Lo incontriamo al termine dell’allenamento della prima squadra di Tokyo e lui, con il suo fare sempre garbato, si presta volentieri al fuoco di fila delle domande. 

Qual è stata la prima cosa che hai pensato in Italia quando mister Ficcadenti ti ha comunicato che sarebbe venuto in Giappone ad allenare?

Non sono stato sorpreso dalla sua scelta in quanto sapevo che voleva a tutti i costi provare un’esperienza giapponese e quindi quando ha avuto l’occasione non se l’è fatta sfuggire.

Sono due mesi che sei qui in Giappone, “un altro mondo”: te lo aspettavi così e che cosa ti piace e non ti piace del Giappone?

Sì, me lo aspettavo così; mi piace la gente perché qui ti puoi fidare davvero di tutti e c’è il massimo rispetto per tutti. Su ciò che non mi piace non saprei cosa dire, forse solo la lontananza dall’Italia.

In Italia avevi ospitato per allenarsi con te il portiere della nazionale giapponese Kawashima. Che caratteristiche tecniche e fisiche hanno i portieri giapponesi?

Fisicamente sono preparati abbastanza bene, ma non hanno la fantasia, sono troppo schematici. Bisogna lavorare sulle situazioni di gioco e per togliere loro la rigidità.

Sono diversi i tuoi metodi di allenamento rispetto a quelli giapponesi?

Sì, da quello che ho potuto vedere sono diversi perché i loro sono molto schematici e troppo precisi; questo non aiuta a superare i difetti dei loro portieri.

Consiglieresti ad un tuo collega l’esperienza nipponica?

Sì, sono certo che per lui sarebbe una crescita professionale e umana, ma prima bisogna assolutamente imparare la lingua.

Consiglieresti ad un portiere italiano il campionato giapponese?

Sì, perché i portieri italiani hanno fantasia e si troverebbero molto bene qui, dove invece è tutto schematico.

Sei qui da due mesi e vivi solo: cosa ti manca dell’Italia, oltre alla famiglia?

Gli amici e la città di Parma.

Te la cavi con le bacchette?

Perfettamente e devo dire che gli amici giapponesi si sono stupiti perché ho imparato così in fretta.

Cosa ti piace della cucina giapponese?

È una cucina che ti fa mantenere in forma e se devo scegliere dico verdure e carne: veramente squisite.

Sei stato tra i primi preparatori dei portieri in Italia e ne hai allenati del calibro di Buffon, Sirigu, Agazzi e Pegolo: qual è la principale caratteristica che deve possedere un portiere?

La personalità. E poi devono essere svegli, reattivi a capire le nuove situazioni di gioco e magari non essere troppo istintivi.

È cambiato il tuo modo di allenare dai tempi di Parma ad oggi?

No, è ancora più o meno lo stesso; d’altronde perché dovrei cambiare visti i risultati ottenuti?

Per concludere due nomi di portieri, uno italiano e uno giapponese sui quali punteresti ad occhi chiusi per un futuro radioso.

Tra gli italiani dico Silvestri del Cagliari, mentre tra i giapponesi dico Gonda del Tokyo che alleno giornalmente e che secondo me ha tutto per diventare un grande portiere.

 

 

FONTE: Gazzetta dell’Emilia – Per leggere l’Articolo in versione integrale (clicca qui).